Skabadip is back

 
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The Babyshakers - "Shake The Baby"  
(CD - Skanky'lil Records - Olanda, 2000)


Oh, finalmente qualcosa di veramente curioso ed interessante! Mi riferisco al CD di debutto degli olandesi Babyshakers al quale gli aggettivi proprio qui sopra si attagliano perfettamente.
"Shake the Baby", infatti, è un particolare mix di ska, rockabilly e r&r, e che ha quale comune denominatore la voce e chitarra (entrambe piuttosto "punky") di nientemeno che Mark Foggo!
Gli Skasters stanno benone, non preoccupatevi! Si sono solo presi una meritata vacanza giusto il tempo di lasciare libero sfogo alla mai sopita follia di "megamouth" Mark.
E qui, ora, ci sono i Babyshakers, nuovissimo progetto musicale del Foggo con 12 tracce di musica divertentissima da ballare a cominciare dalla prima, sballonzolante traccia ska/rockabilly "Women Drivers".
"Shake the Baby" è un disco inusuale perché inusuale è la stessa formazione dei Babyshakers (quantomeno per essere un gruppo "ska").
I Babyshakers, infatti, sono solo 4. Oltre a Mark Foggo che, come s’è detto, suona la chitarra, c’è un contrabbasso (suonato da una certa Anna Wodka che ha nel nome una garanzia), una tastiera che ogni tanto funziona anche da piano (grazie al "keybeater" Andre Stuivenberg) e la batteria (percossa a più non posso da Rene Beaart). Insomma, eccetto la tastiera, una tipica formazione "Rockabilly". La cosa divertente e che ciò non toglie che "Shake the Baby" sia un disco "Ska" al 100% con un buon predominio di tastiera che non guasta mai.
"Rollin’n’Ridin’ ", "Peggy Sue Got Married" (unica cover del CD), "Victim Of A Serious Crime" ed un ulteriore terzetto di canzoni come "Sick Of It", "Cybergirl" e l’inquietante "Punch", sono le tracce che più di tutte mi sono piaciute per vari aspetti: sia per i ritmi ed i cambi di ritmi (alcuni ricordano da vicino il Mark Foggo del suo primo disco); sia per i testi che, com’è tipico dell’ironia di Mark, cristallizzano in brevi e ripetitivi motivi piccole manie, follie, fobie e vita di tutti i giorni; sia per i suoni volutamente "grezzi" usati nelle 2 differenti e strane session (una su una house boat ad Amsterdam!); sia, infine, per i vari stili vocali in cui via via si produce Mark Foggo e sulla cui unicità e atipicità non mi soffermo neppure per non sembrare "maniaco" (vedi recensioni e reportage del concerto in Germania).
"Shake the Baby" mi piace, è una "prima" molto strana e curiosa che dimostra per l’ennesima volta, oltre la conclamata irrefrenabile creatività di Mark Foggo, che non c’è bisogno di una intera orchestra per suonare coinvolgente musica ska.
Cosa aspettate quindi a scccccekerarvi tutti quanti???

Sergio Rallo




 
 
 

Backdoor Stomp! - "Steps In The Alley"  
(CD - niente etichetta - Australia, 1999)


Ska per Rude Boys vecchia maniera quello dei Backdoor Stomp!, che ne propongono uno "essenziale": chitarra, basso, batteria, voce e sax tenore.
L’immancabile ottone è suonato da una "vecchia gloria" dello Ska australiano Tom Mc Kenzie, che già nei primi Ottanta aveva militato nei Funaddicts (che sparirono quasi subito).
La scelta musicale fin dal primo pezzo di questo debutto, "Step In The Alley" (prima cover di un disco che ne contiene altre 4) dei tedeschi Blue Chateau, è chira: Ska cattivo nella formula che rilanciò lo Ska tra il ’79 e l’80 ovvero melodie vocali (spesso con cori alla Specials) tra punk e r&r, walking bass e batteria non tradizionale con l’aggiunta del tenore a dare quel "di più".
Cinque sono anche gli originali dei Back Door Stomp!: "Inspector Martens", "Trouble" che mi è piaciuta molto, "Breakin’ Up" Ska veloce alla moda californiana, "What’s Goin’On?" (già modesto successo dei Funaddicts) brillantemente riregistrato per l’occasione e "Hey Ho!" decisamente la mia favorita.
Tra le cover, la classica "Tequila", oltre ad avere il pregio della brevità, è una buona occasione per farmi apprezzare il buon fraseggio del Tom, mentre "Lorraine" dei Bad Manners, porta a 2 il numero di cover di "Lorraine" su disco che io conosca [Uhm..direi 4...C'è questa, quella dei Bim Skala Bim, dei Liberator e di un altro gruppo sicuro] - preferendogli sempre l’originale - la successiva "Just A Feeling", del medesimo gruppo, rifatta dai B.D.S., è riuscita particolarmente bene.
Pedissequa all’originale è, invece, "Nite Klub" degli Specials mentre incomprensibile è il "ghost track" (di cui, quando ce ne sono, in genere non parlo mai, sennò che sorpresa è per chi compra il disco?) "Breakin’ Up" in versione techno!
Ringraziando ancora l’Amico Stefano Manenti che mi ha omaggiato col recensito cidì andandomelo a prendere direttamente a Melbourne, occupo queste ultime righe per consigliare "Steps In The Alley" ai Rudi e Rudette in pork pie e Martens rosse nostalgici dello ska Unicorn/Two Tone. Heghidà!!!

Sergio Rallo




 
 
 

Bassistinti - "Bassin’core"  
(CD - Tube Records - Italia, 1998)


Quello che cerco in un gruppo Ska quando ne ascolto "l’opera" è l’originalità come prima cosa, l’Idea - si, con la "i" maiuscola - come seconda.
Detto questo, posso subito dire che Bassin’core non entrerà nella storia della musica Ska come uno dei migliori album del genere.
I Bassistinti si rivelano subito dal primo brano ( Madama) come un gruppo dall’impianto e impatto molto Rock, "mi cadono" immediatamente sulla seconda traccia ( Donne, Sole, Mare…) banale e "già sentita" nonostante la ritmica sia quella giusta; andando avanti nell’ascolto, i Bassistinti più che ricordare Manonegra e mantenersi sulla "linea Ska tradizionale" ricordano canzone dopo canzone, soprattutto nel cantato, Fratelli di Soledad e Strike.
Bisogna però aspettare la traccia n.° 5 (Bombala) per avere il quadro migliore della musica proposta dai Bassistinti. Bombala, infatti, nonostante sia molto poco "Ska" e troppo rumorosa per i miei gusti, rivela l’Idea di cui sopra e, quindi le vere e maggiori capacità creative del gruppo; esattamente come il successivo pezzo, dal titolo Balek, anch’esso pochissimo Ska ma con il "guizzo" che può piacere proprio a chi ama certo Ska crossover.
La successiva canzone, Rudy, senza dubbio rattrista (anche se è Ska) con la sua trita immagine dell’ennesimo "Lucachesibuca"; segue Ultima Notizia, un pezzo Oi!/Ska, che ai concerti dei Bassistinti fa di sicuro pogare all’ultima gomitata ma solo quando la pista s’è liberata da quelli che vogliono ballare e non menarsi.
Non impressionano, infine, Tony Il Pazzo, il Reggae No More ed il violento e brevissimo strumentale che dà il titolo al cd e che sono i brani che concludono la session dei Bassistinti.
Bassin’core è cantato tutto in italiano e l’esame dei testi lo deve fare ritenere un disco "serio" dato che gli argomenti trattati seri sono (ovvio, eccetto la danzereccia e "facile" Donne, Sole etc.); nel suo insieme, tutto il disco è freddo, la crudezza dei suoni, quel po’di riverbero di troppo, insieme ai testi, impegnati ma per nulla allegri, ha un effetto negativo su chi è solare di propria natura.

Sergio Rallo




 
 
 

Bim Skala Bim - "The One That Got Away"  
(CD - Beatville Records - Olanda, 1998)


Non ho mai conosciuto personalmente una fan dei B.S.B. A dirla tutta, non mai conosciuto nessuno che ne conoscesse la cospicua produzione consistente, compreso quello di cui si parla e salvo errori, in 8 album, partecipazioni alle più note compil. Mondiali di Ska e qualche 45.
E sì che la loro nascita nel 1987 li piazza tra i più longevi gruppi ska del Pianeta.
Vabbè, sorvolando sulle mie estemporanee considerazioni, passo subito al CD.
Non è un "nuovo" album, se non, appunto tra virgolette poiché consiste infatti in materiale raro del gruppo di Sommerville (ridente cittadina del Massachussetts (USA)).
Traducendo liberamente dalle note di copertina, il disco comprende 13 brani di cui ben 7 non erano mai stati pubblicati prima e di questi ultimi 2 remixati "inna original dub version" nientemeno che da Mad Professor (al secolo Neil Frazer) in persona (chi si sta chiedendo chi ‘azzo sia è presto accontentato, basti dire che a Londra, alla fine dei ’70, Mad Professor, cominciò a produrre dell’incredibile Dub, facendo partire dal proprio salotto la storia dell’etichetta Airwa e, ad oggi, è una personalità mondialmente rispettata da una numerosa confraternita di "malati" di Dub.) (tipo i malati di Ska).
Chiusa la parentesi ci sono, poi, tre pezzi già apparsi in compilation che nessuno ha mai visto o reputato opportuno acquistare (perciò sono rari!) e, per finire, il lato B dell’unico 45 giri apparso negli states. Per un totale di 13 brani.
Molto bella è "Line To You", carina è la rock-ska version del classico "Run Joe" , ma i pezzi che meritano decisamente sono "Skaloop", unico strumentale presente nella raccolta scritto da John Cameron e condotto dalla sua saltellante tastiera; la versione originale della notturna "Edge of a Knife", la bellissima "Rain & Pour" che prenderei ad esempio per illustrare il personalissimo stile dei B.S.B. e, infine e pur facendo accapponare la pelle a chi non sopporta che si facciano cover dei Beatles, "Rain".
Ancora una volta, Vince Nobile col suo strillatissimo trombone e Dan Vitale con la sua particolare pasta vocale, lasciano il segno.

Sergio Rallo




 
 
 

Blue Beat Players - "Torrid Rock"  
(CD - 2nd City/Stubborn Records - 1997)


Per coloro che hanno qualche dimestichezza con lo Ska del Sol levante, non è di certo una novità assoluta ascoltare dell’ottimo Ska tradizionale - per la maggior parte strumentale - molto curato nei suoni e negli arrangiamenti. L’influenza degli Skatalites è sempre preponderante, che siano gli Ska Flames, la Tokyo Ska Paradise Orchestra o questi, anche loro bravissimi, Blue Beat Players. Perché, vedete, là in Oriente, hanno un profondo rispetto per i musicisti degli Skatalites.
E si sente, nei 12 brani di questo CD dal titolo "Torrid Rock". La title track è proprio torrida, mentre una prevalenza d’atmosfera "calypsonian" brilla nella divertente "Let’s Ska". E questo pezzo mi ha fatto proprio smettere di scrivere ‘sta recensione, per ballare. E se poi mi perdo a parlare della successione dei brani, dopo "Let’s Ska", quella successiva è ancora più carina, con la sua lead trumpet che pare essersi bevuta qualche birra gelata di troppo in quella "Burning Beach" del titolo. Stacco di batteria, riattacco Ragga con crescendo di fiati e conclusione, delicata, lasciata al contrabbasso.
In tutto il disco non si superano le 120 battute al minuto, e per questo è pervaso da un’atmosfera rilassata.
Come si diceva sopra, molto "Skatalites" è "Rolling Thunder" sesta traccia di un CD che ne riserva altre sei.
E molto bella è anche la successiva, che invece di uno ne fa cinque, di "Steps Beyond". Un vero e proprio martello Ska tra il tradizionale (ritmica, velocità) e il Two Tone (colore) che è tra i brani che mi è piaciuto di più.
Molto interessante da un punto di vista prettamente musicale, degli unici 2 pezzi cantati (l’altro è "This Girl of Mine) è "Space Summer", di fatto un Burru Ragga che sottolinea come anche i Blue Beat Players, come le altre band nipponiche, guardino a tale musica da una visuale colta ma mai Snob.
La formazione ridotta, di solo sei elementi (tipica ritmica più un sax e una tromba), può illuminare su come non ci sia bisogno di essere una dozzina e più per avere un suono pieno. E come al solito, per chi avesse dubbi, consiglio di ascoltarsi attentamente l’elaborata "Sound Creation part 2", undicesima ma non ultima traccia per la vostra torrida estate con Torrid Rock dal vostro Dj "On The Block".

Sergio Rallo




 
 
 

The Bluebeats - "Dance With Me"  
(CD - Moon Ska Records - US, 1996)


Mike Drance è l'ex voce e sax baritono dei mitici Scofflaws del loro primo album - the Scofflaws, appunto- quando la Moon Ska Records si chiamava ancora Moon Records. Quell'album e quella band sono da porre alle origini della odierna ondata di Traditional Ska che dagli U.S.A.è arrivata sulle coste europee. Il secondo CD degli Scofflaw - In HiFi - è stato, per me, di ascolto deludente. Deludente solo facendo l'inevitabile paragone con il loro già citato primo "output". Senza portare nessuna prova di ciò che si sta per dire, penso che gran parte del "peggioramento" degli Scofflaw sia dovuto alla fuoriuscita proprio di Mike Drance.
Questi, fulminato dallo Ska, dal Rocksteady e dal Reggae ha tirato su una nuova buona band. "Dance With Me" è il loro primo Cd.
Caratteristica peculiare è l'assenza dei fiati, non perché non se ne trovino di buoni in giro, ma per una precisa scelta artistica. Sinceramente nella tradizione del Rocksteady Reggae i Bluebeats ci propinano un suono pulito, alle volte un po' Pop con una buona miscela ritmica di chitarra e tastiera a riempire gli spazi della sezione fiati. Un punto d'onore per le armonie vocali.
Ovviamente su Moon Ska Records.

Sergio Rallo




 
 
 

The Bluebeats - "Live and Learn"  
(CD - Moon Ska Records - US, 2000)


Ci sono bands sulle quali si è pronti a scommettere che non esistano più da secoli, quando quasi per caso ti imbatti in un loro nuovo disco. Bello, aumenta il piacere e la curiosità.
Per chi non conoscesse il Bluebeats, beh, i Bluebeats vengono da New York, anche se metà di loro hanno cognomi italianissimi, sono al loro secondo cd, sono guidati dalla splendida voce di Mike Drance, vecchia voce degli Scofflaws, e suonano un ottimo blue beat.
La particolarità della band è quella di non avere una sezione fiati. Già, le melodie del gruppo si reggono sulle tastiere di Cary Brown (già NYSJE), sulla chitarrina in levare di Steven Prisco, su un basso ondeggiante suonato da Russ Sisto e sulla bella voce di Mike. Le sonorità sono un pò sulla falsa riga dello splendido primo disco uscito ormai 5 anni fa. Il comun denominatore dei 13 pezzi è un rocksteady piuttosto classico, spesso tendente al reggae, con qualche incursione soul molto ballabile e di facile ascolto e con qualche traccia piuttosto sul genere upbeat, quasi third wave.
Niente assoli e pochi fronzoli, quel che emerge è il fatto che Mike Drance e Cary Brown, da soli, sono necessari e sufficienti per far correre il cd, traccia dopo traccia. La domanda poi sorge spontanea e uno si dice: “certo che se avessero infilato dentro qualche fiato qua e là sarebbe stato meglio". Ironia della sorte, da quanto mi è dato di sapere, qualche tempo fa si sono esibiti con una sezione fiati d’eccezione composta da un solo sax tenore suonato da tal Rolando Alphonso. Chi c’era riferisce di un concerto da brivido. Si parte con la divertente “Boom-Boom-Boom", seguita a ruota dalla giamaicana “Come What May".
Il tocco Dranciano pervade un pò tutto il disco. Chi conosce i Bluebeats converrà che il nostro amico abbia una voce molto particolare, di quelle che si ricordano. Dunque, “Esmeralda" e “Time Has Come" hanno una impronta che solo lui poteva dare.
Anche in questo album, ricorrono testi mistico religiosi, a mio parere un pochino scontati, come in “High And Mighty", “Every Hour" e “In the Name Of The Lord".
Qualche riff reggaeggiante compare qua e la nell’album senza che mi infastidisca troppo. “Last Chance" ricorda in qualcosa il reggae, molto bianco, degli UB40.
La mia preferita è “Don’t Let Me Say", con una spensierata chitarrina hawaiana, tastiere calde e cori trascinanti.
La cover, “The Long Black Veil", di Johnny Cash passa senza lasciare troppo il segno.
Non una pietra miliare ma molto piacevole e partorito da signori musicisti.
L’intervista, con Mike Drance, la trovate su SkabadiP. E dove sennò?

Antonio Crovetti




 
 
 

Bob Marley & The Wailers - "Destiny: Rare Ska Sides From S.O."  
(CD - Heartbeat - USA, 1999)


"Destiny". Il Destino ha voluto che certi generi musicali si evolvessero in un nuovo, entusiasmante beat e che questo, a sua volta, si evolvesse in un considerevole numero di sottogeneri e che questi ultimi, infine, influenzassero la musica di questo nostro mondo pulsante.
Il Destino ha voluto, così, che una popolazione – sia detto tra noi: particolarmente dotata – avesse la possibilità di esprimere alcuni inusuali ed inusitati talenti. E sempre il Destino ha voluto che si rendesse l’omaggio di fine Millennio ad un nutrito gruppo dei suddetti talenti con questa "sesta puntata" su Bob, Bunny, Peter dell’americana ed onorabilissima etichetta Heartbeat.
Sui Wailers s’è detto e scritto parecchio. Poco, invece, s’è scritto su quello che suonavano durante la metà degli anni Sessanta ovvero: poco s’è scritto di quello che io avrei voluto leggere conoscendo bene il periodo pre-reggae dei Wailers. Adesso li conosco ancora meglio.
Ascoltare la raccolta "Destiny", ti porta alle radici del Ritmo, suonato dai musicisti che l’hanno creato (ci sono gli Skatalites in formazione completa) e cantato dal gruppo vocale che indubbiamente ha dato maggior lustro alla terra di Giamaica.
19 tracce di cui l’ultima (bonus) è la ricercatissima rarità "White Christmas", sì, quella di Natale di Bing Crosby, interpretata da un intenso e giovane Marley, supportato dalle armonie vocali di Peter e Bunny. Vere rarità quasi tutte direi le canzoni presenti in questo cd, a cominciare dalla festosa title track per arrivare alla danzereccia "Rock Sweet Rock" (non dimentichiamoci che per i giamaicani lo Ska ed i generi successivi non sono altro che musica "pop", nel senso letterale di popular ).
Ma anche "What’s New Pussycat" di Tom Jones è meritevole di nota in questa recensione, se non altro per il fatto che vi appare l’oscuro Cherry Green in una delle pochissime incisioni come parte dei Wailers.
Poi c’è una splendida "Wages Of Love" in cui il ragazzo Robert dimostra già tutte le sue eccezionali capacità canore e tante, tante altre canzoni indimenticabili quanto quelle che hanno reso famoso in tutto il mondo il nome dei Wailers. Ottima raccolta.

Sergio Rallo




 
 
 

Bobby Aitken & Friends - "Rocksteady Red Hot & Original"  
(LP - Trybute Reggae Records/Topbeat Records - 1995)


Questo è stato il primo colpo gobbo dell'etichetta di cui sopra. Tredici brani mai prima pubblicati. Anche in questo caso rarissimo materiale da parte di uno dei più misconosciuti personaggi della scena musicale giamaicana. In veste di autore, cantante, chitarrista, arrangiatore e leader della band nota come "Caribbeats" è Bobby Aitken, fratello minore del più famoso Laurel.
Ci propone Rocksteady datato 1967-1968. Bobby, passato poi al Gospel ci stupisce per il suo personalissimo e caratteristico singing style. Infatti, se le influenze maggior nelle voci del tipico Rocksteady sono da ricercare nel Soul, Bobby Aitken si produce in uno stile più vicino al Delta Blues, più sofferto e lamentoso. I brani strumentali, con al sax tenore il bravissimo e compianto Val Bennett non sono da meno. Sono brani notturni, dall'andamento stanco che fanno venire in mente corpi sudati che, stretti l'un l'altro, si muovono ritmicamente.
C'è di più, Aitken e il gruppo di cantanti e musicisti di questa raccolta, dimostrano di essere precursori di certo Reggae che all'epoca di tali registrazioni, aveva ancora da venire. Una cosa questa non da tutti.
Bobby Aitken pare faccia adesso il predicatore.

Sergio Rallo




 
 
 

The Busters - "Boost Best"  
(CD - Mambo/Sony Music - Germania, 1997)


A un anno di distanza dall'ultimo disco, di cui trovate la recensione nella nostra aggiornatissima rubrica, i Busters ci propongono, sempre sotto l'egida della Sony Music Entertainment Germany, una specie di compilation, che non è una compilation. Questo perché i 15 brani che si possono ascoltare per un totale di 53 minuti e mezzo di Ska e Rocksetady al 100%, come recita la bellissima copertina, sono riregistrati appositamente per tale disco e scelti tra i più famosi del gruppo tedesco.
In Boost Best si possono ascoltare "vecchie glorie" riproposte in arrangiamenti non dissimili dagli originali come Candy (da cui è stato tratto l'omonimo Cd singolo), Summertime, la volgarissima e divertentissima "Ruder Than Rude" e via di questo passo insieme alla "Wish You Were Here" dei Pink Floyd e la "Don't Worry Be Happy" di Bobby McFerrin apparsa nell'omonimo Ep dei primi anni '90. Ma anche brani mai sentiti prima come la cover di "Pop Music" intitolata appropiatamente "Ska Muzic" e quella di "Rivers Of Babylon" e "Wendy".
Consigliato per chi vuole farsi una rapida skarrellata di 15 anni di Busters.

Sergio Rallo




 
 
 

The Busters feat. Farin Urlaub - "Liebe Macht Blind"  
(CD - Dogsteady Records - Germania, 2000)


Fresco, fresco di registrazione (avvenuta tra l’Aprile e l’appena terminato Maggio) ecco il nuovo singolo dei teutonici Busters, una volta tanto in lingua madre "Liebe Macht Blind" e destinato, perché no?, ad essere il disco dell’Estate che sta sopraggiungendo.
Farin Urlaub, che ha composto e canta oltre alla title track anche il brano successivo dal titolo "Like This", sta al punk tedesco come quello dei Prozac + sta a quello nostrano ma, apprezzando parecchio lo ska ed in particolare quello dei suoi conterrranei Busters, ha deciso di scrivere queste 2 canzoni per loro, così, tanto per divertirsi.
Accompagnata da un divertente video-clip dove mare e sole la fanno da padroni, "Liebe Macht Blind" è un gioioso e vigoroso ska/rock dal motivo molto orecchiabile che, anche se in tedesco, ti si appiccica in testa esattamente come avviene per tutti classici dei Busters; mentre "Like This", questa volta in lingua inglese (immagino in omaggio al profilo internazionale dei Busters ) è un tranquillo e decisamente appropriato (è Estate perbacco!)" classic rocksteady " che dimostra come Farin Urlaub sia stato "folgorato sulla via di DamasKo" dello Ska.
A riempire, infine, questo nuovo singolo di Markus,Quitte, Max & e Friends c’è anche "Let’s Talk About" tratta dal recentissimo ed acclamato album "Welcome To Busterland" che mi vado a riascoltare perché ne vale la pena.
Che lo Ska sia con Voi!

Sergio Rallo




 
 
 

The Busters - "Make A Move"  
(CD - SPV - Germania, 1998)


Fare la recensione del nuovo disco di un gruppo, il cui ultimo CD è stata la colonna sonora di un'estate non è agevole. Significa, che il giudizio è parziale, poco obbiettivo e propende per il negativo perché è naturale essere più affezionati alle canzoni che s'è ballato ed ascoltato e cui magari sono legati bei ricordi.
A meno che…Beh, a meno che il nuovo disco della band sia "una figata" come si dice nel linguaggio di noi giovani [il profeta comunque non ha età]. Ma non è così per i Busters di questo "Make A Move" che non fa impazzire. Oh, intendiamoci, "Make A Move", la title track, è un elegante e orecchiabilissimo Ska-trad, l'elaboratissima "Too Much Stimulation" e la bella "Love At First Sight" sono piacevoli quanto i brani Reggae "Don't Go Searchin' For Luck" e "Make Up Your Mind", e le mie preferite sono senza dubbio "Come On" e il bellissimo strumentale "A Taste Of Honey", in cui l'impeccabile sezione fiati dei Busters fa sfoggio di tutta la sua potenza (beccatevi la citazione di "One Step Beyond" nel solo di sax). Ma l'impressione generale è di "già sentito".
Infine alcuni brani del CD, come bonus e come "regali" ai loro fan di mezza Europa (e sono parecchi), vengono ricantati in Italiano, Russo, Tedesco, Francese e Spagnolo.
Il voto che do ai Busters è: pronuncia 7, grammatica 5...e chi ha orecchie per intendere, come diceva quel pirla del mio prof. alle medie, intenda...

Sergio Rallo




 
 
 

The Busters - "Stompede"  
(CD - Mambo/Sony Music - Germania, 1996)


Settimo album dei tedeschi Busters, che a dimostrazione di un rinnovato interesse delle grandi case discografiche per lo Ska, è prodotto dalla Sony.
Noi di SkabadiP sappiamo che Stompede risulta molto più Ska del loro penultimo lavoro in cui la band aveva percorso delle nuove strade ricercando sonorità un po’ più Pop perché il dirigente della Sony che si è a loro interessato, aveva ascoltato un loro vecchio live "Cheap Thrills" in cui i Buster si producevano nel loro tipico Ska moderno di gran velocità.
E, bene o male, Stompede assomiglia molto di più ai loro vecchi album ("Ruder Than Rude" e "Dead or Alive" e "Couch Potatoes").
Per chi scrive questo gruppo è stato quello che gli ha fatto capire che lo Ska non era defunto dopo l’ondata Two-Tone. Quindi, vuoi per affetto o per l’orecchio piuttosto abituato, Stompede risulta particolarmente di mio gusto, rientrando in un quel calderone di Ska tedesco di cui facevano, o tuttora fanno parte, gruppi come i Butlers, Skaos e El Bosso.
Parlando della musica, in questo Cd potrete trovare 15 tracce delle quali nessuna strumentale in cui i Busters ci propongono Ska in tutte le sue più recenti e passate sfaccettature: un po’ di Ska-Pop qui, un po’ di Ska-Rock di là, un po’ di tradizione a sinistra, un spazzolata di Punk a destra. Tutti sotto l’insegna dell’orecchiabilità e della melodia. Ottimo.

Sergio Rallo




 
 
 

The Busters - "Welcome To Busterland"  
(CD - Dogdteady Records/SPV - Germania, 1999)


Io amo i gruppi che, come i Busters, sono in attività dagli anni ’80 ed ancora riescono a stupirmi, a darmi quel "non so cosa" che da tempo immemore mi esalta della musica Ska.
Busters, con questo "Benvenuto in Busterland", tornano ad esaltarmi come al tempo del loro penultimo lavoro "Stompade", con un turbinio di ottimi pezzi ska di grande qualità.
Di questa band - ormai - storica della scena ska mondiale mi piace lo spirito con cui interpretano la musica ska: la loro, infatti, trasmette il piacere, il divertimento che il numeroso gruppo tedesco usa nel trovare nuove formule di ritmi e melodie. Ne è un esempio l’unico strumentale tra i 15 del disco e cioè "Konfuzius", l’incredibile versione della "Confucius" di Drummond/Alphonso, con la parte di basso fatta dal bassotuba ed un arrangiamento dei fiati veramente originale.
Il cd parte "a palla" con un’entusiasmante "The Rule Of Having Fun", continua con una swingheggiante "Thinkin’ of You", prosegue con una particolare "Let’s Talk About", s’incattivisce con "Beast of The Night", si ammorbidisce con "Dinner For One" (è un bellissimo ska/reggae traditional) e via così, con "puntate" in ska di eccellente fattura come "Birthday song", "Fish" e "Do You, Don’t You", le mie preferite di un album in cui ci sono ancora tracce come la cover di "We Are the Champions" o shuffle come "Hey Bartender" sulle quali si potrebbe disquisire.
Qualche schitarrata e toni duri qua e là alzano la tensione e strizzano l'occhiolino ad un certo pubbblico della zona "skate/HC", ma i Busters lo fanno bene.
Degno di nota è il booklet con divertenti note su ogni membro del gruppo anche se preferivo di gran lunga le copertine tutte affidate al fumetto dei loro primi tre LPs.
Irrinunciabile nella propria discografia dei Busters.

Sergio Rallo




 
 
 

The Butlers - "Fight Like a Lion"  
(CD - Grover Records - Germania, 2000)


Nulla di meglio ci si poteva aspettare da un gruppo come i Butlers, recentemente osannato per la propria prova "ska strumentale" del disco "Wanja’s Choice", di questo Fight Like A Lion.
Un CD all’insegna della ribellione, con sottotitolo "Rude Ska"/ "Rebel Rock" anche per gli aperti riferimenti agli insegnamenti di Marley.
Fight Like A Lion comincia con una breve intro tratta da "Soul Rebel" di cui i Butlers ci propongono l’intera versione ska alla sedicesiama traccia di questo loro ultimo lavoro e che merita i miei elogi per essere veramente una cover e non una copia dell’originale in versione accelerata! Veramente cattiva e, insieme a "Crazy Bald Heads" dei Fishbones, una delle migliori interpretazioni ska di un brano del mitico Bob che abbia avuto il piacere di ascoltare in quest’ultimo decennio.
Con un misto di ottimo Soul e ritmi Ska moderni, la potente voce di Wanja Glokler ci canta la sua voglia di "Rude Girl" uno Ska/Soul che lascia poi il posto alla "Lion Rock" il cui coro è il titolo del CD, uno ska moderno e cattivo con potente accompagnamento di fiati ed infiammato solo di sax.
"Hip Hip Hurray!" è molto più dura e potente tendendo allo ska core sempre, però, impregnato di Soul, portentosa la tastiera.
Cala placidamente la tensione alle prime note di "Brighter Days", di un po’ di battute più lenta della precedenti è quella dalla melodia più scontata ma ripaga nella parte dei soli di hammond e tromba.
Un’altra scossa parte all’iniziare di "Bad Boys" (i rudi sono di nuovo in città) altro Ska moderno trasportato dai fiati e con un ottimo arrangiamento che risalta nel bridge e nella ripresa del ritornello.
Estremamente piacevole e di atmosfera è "One Of Theese Days…" con i suoi crescendo fino all’esasperazione ed al quasi caos. Grande effetto, non c’è che dire.
"El Diablo" è il brano più rumoroso ed è più un quasi strumentale punk (Wanja canta improvvisando suoni) che ha anche lui il suo momento di gloria nello spazio del solo con eco!
Classica e solare fin dall’inizio "All My Money" è un altro brillante Ska/Soul dal ritornello orecchiabilissimo. Segue, ancora, l’unica canzone in tedesco: "Kann es sein?" molto più Soul che Ska.
Mentre totalmente Ska, a velocità esasperata, nonché tipicamente "Butlers" è "Go!" che sfianca le milze e ricorda vagamente i Butlers di "No Doubt".
Molto più punk e, quindi, di minor gradimento per me è "Crossroads" mentre la traccia che vale il disco è per me "Devil’s Rock" il pezzo più Ska di tutto il CD.
"Skintight" segue sulla stessa scia (di gradimento) con una bella melodia vocale ed un altro bridge molto bello.
Infine, prima dell’ultima traccia di cui ho detto all’inizio, i Butlers ci lasciano con un bel reggae dal titolo "Romeo".
Spariti i Blechreiz, the Butlers sono senza dubbio il migliore gruppo Ska di Berlino e lo dimostrano nuovamente con "Fight Like A Lion". Super.

Sergio Rallo




 
 
 

The Butlers - "Wanja’s Choice"  
(CD - Grover Records - Germania, 1999)


Scrivo le seguenti parole dopo averne scritte a iosa su Ska giamaicano e dintorni, ma, soprattutto, dopo averne ascoltato in abbondanza durante l’ultimo fine-settimana; mi viene da pensare che il motivo per cui amo lo Ska d’annata è il fatto che abbia ispirato il lavoro di musicisti molto promettenti ed in particolare quello dei bravissimi Butlers di Berlino.
The Butlers seppelliscono definitivamente il passato rappresentato dal loro lp di debutto "No Doubt" del lontano ’90, con questo sorprendente disco tutto strumentale con il quale, infatti, si propongono all’attenzione del pubblico dello Ska con una connotazione diversissima da quella che ha caratterizzato il loro percorso musicale fin qui.
Coadiuvati nel lavoro in studio da una manciata di loro colleghi estratti dai gruppi di chiara fama come Engine 54, Yebo e Mother’s Pride, i Butlers ci fanno ascoltare 14 (ma in realtà sono 15 non perché ci sia un "ghost track", ascoltatelo e capirete!) musiche tutte molto famose tratte da colonne sonore di telefilms come Perry Mason, Magnum P.I., Star Trek, La Strana Coppia ed anche quella del cartone animato Ispector Gadget, tutte riproposte in ammirevoli arrangiamenti sulle più svariate ricette ritmiche che ci piace ascoltare.
L’effetto, al primo ascolto è di costernato stupore fina dal primo pezzo, intitolato "Gotcha" in cui, fin dalla prima nota, riconosci la sigla di Starsky & Hutch in una versione che se la si volesse compiutamente definire si dovrebbe parlare di un pezzo early reggae/soul-r&b/acid jazz! Eccellente. Ottimo Ska è poi la versione di Magnum P.I., atmosfere au go-go, credetemi. A tratti è musica meditativa, fortemente ipnotica e trascinante. Immancabile!

Sergio Rallo





 
 



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